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Adrian Borland - The Amsterdam Tapes review (Emanuele Tamagnini)

date: Sep 1, 2006


 

Il 26 aprile di sette anni fa moriva Adrian Borland una delle figure pia¹ importanti della musica britannica sorta sulle ceneri del punk che Borland aveva provato a cavalcare - prima di dar vita alla pietra miliare The Sound - realizzando due album ed un Ep con gli Outsiders tra il 1977 ed il 1978. Ma sono dettagli di una storia imprescindibile. Da "Physical World" alla Korova, dal clamoroso debutto "Jeopardy" al side project Second Layer insieme a Graham Green e ad una drum machine, dal secondo magnetico capitolo Sound "From The Lion's Mouth" alla firma major per la WEA.

Lo split agli albori del 1988 e l'avvio di un'interessante carriera solista intervallata da quella di arguto produttore (Felt, Dole, Into Paradise, Red Harvest, Steve Lake, Cassell Webb e The Prudes). Accanto a tutto questo, pera², Adrian Borland aveva una terribile nemica: la depressione. Una condizione che lo opprimeva dal 1987 (ricercabile nelle liriche delle sue ultime composizioni) e che non lo avrebbe lasciato pia¹ solo. Nelle prime ore del 26 aprile 1999 Borland si toglie la vita alla stazione di Wimbledon (Londra) gettandosi contro un treno. Tre giorni prima aveva ultimato l'epitaffio solista "Harmony & Destruction".

In concomitanza con questa tragica ricorrenza, la Red Sun Records edita l'album "The Amsterdam Tapes" comprendente le registrazioni effettuate nell'estate del 1982 nella citta olandese, da parte di Borland e dei membri dei Citizens Victor Heeremans e Bart van Poppel. Rifiutati da una casa discografica i nastri sono rimasti quindi in un cassetto dello studio di Van Poppel per circa dieci anni prima della riscoperta dello stesso che li ha levigati aggiungendo alcuni strumenti a contorno. Un documento ulteriore per arricchire la conoscenza su un poeta, un grande musicista, un uomo solo al comando. 

Emanuele Tamagnini 



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