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La morte di Adrian Borland - apologia di un suicidio

date: Mar 7, 2007


 

"L'ombra scura porta con sé
l'anima prescelta
lasciando il vuoto e l'immagine
dell'attimo fatale".

Raccontare la vita e la morte di Adrian Borland non è impresa facile, poiché il cantante dei Sound era un personaggio ai margini del mainstream e di lui, della sua vita privata, poco si conosce. Di certo sappiamo che Borland non era un frontman dalla grinta disperata alla Ian Curtis e non era neppure una maschera teatrale come Peter Murphy, icona orrorifica dei Bauhaus. Adrian era privo di quel carisma che contraddistingueva i grandi frontmen del tempo, eppure ripercorrendo il passato di questo grande artista si scopre quanto i suoi testi e le sue canzoni abbiano in verità influenzato la musica degli anni ottanta e in particolare la new wave tra il 1980 e il 1983.

Era il 1979 quando Adrian Borland formò a London i Sound. Sul finire degli anni settanta stava prendendo forma in Inghilterra un suono ibrido e pulsante. I gruppi minori erano parte integrante di un sottobosco musicale estremamente sfaccettato che a quei tempi contribuì in maniera determinante alle fortune di band maggiormente rappresentative come i Cure di Robert Smith o i Joy Division.
Liverpool, all'epoca, era una delle scene musicali maggiormente attive; basti pensare alla fucina di gruppi che, sulla scia dei Beatles, presero vita verso la metà degli anni settanta. Nomi come Teardrop Explodes e Julian Cope, Echo and The Bunnymen, Wah! Era la new wave, quella più melodica e allo stesso tempo più psichedelica, impronta che si noterà - e non poco - nel gruppo di Adrian Borland. Nel 1979 la band si stabilisce a Londra e nel 1980 dà alle stampe il primo disco: "Jeopardy" (1980). Una produzione low budget, caratterizzata dalle improvvise aperture melodiche nelle quali il senso di gravità è sospeso tra le progressioni chitarristiche e l'intimismo decadente dei testi, veri e propri presagi di morte nei confronti di una vita tormentata e sempre in bilico.

Ai consensi inequivocabili della stampa specializzata del tempo, non corrispose il successo commerciale: Borland subì pressioni da parte dei discografici. L'intento futuro doveva necessariamente essere quello di rendere la musica dei Sound maggiormente usufruibile. "From The Lion's Mouth" del 1981 ripropone in parte le intuizioni del precedente album. Il disco verte su partiture musicali meno gravi, il furore punk che aveva caratterizzato "Jeopardy" aveva lasciato il posto a sonorità più leggere, a discapito di una spontaneità compositiva volutamente ingabbiata dalla casa discografica. La semplificazione sintetica dell'approccio musicale stava traghettando il gruppo verso suoni più commerciali.

Solo nel 1982 con "Heads And Hearts" Borland e soci perfezionano il loro nuovo corso: un pop raffinato, decadente e malinconico, in bilico tra le atmosfere new wave e la musica da classifica. Il "disco della maturità", straordinariamente rappresentato dal brano "Total Recall", pervaso da un clima teso e angosciato, con la voce di Borland a gridare "I can see a distant victory/A time when you will be with me", quasi invocando una via d'uscita da un "mal di vivere" che lentamente lo stava stritolando.
"Heads And Hearts" rappresenta anche il loro capolinea. Il successivo live "In The Hothouse" sancisce il declino della band.

Borland tenta la carriera solista con gli Adrian Borland and The Citizens e continua il progetto parallelo dei Second Layer, ma entrambe le esperienze si rivelano fallimentari. Adrian, cantante e persona normale, poco avvezzo ai cliché di un mondo (quello della musica) che sentiva appartenergli solo in parte, aveva optato per la solitudine, lontano dai riflettori e dagli eccessi scandalistici che generalmente regolano il mondo dorato delle rockstar, preferendo (forse non aveva avuto altra scelta!) seguire le strade secondarie di una vita in salita, dominata dall'inquietudine e dal malessere esistenziale che purtroppo nel corso del tempo lo ha portato a perdere la partita più importante: quella con la propria esistenza.

Sprofondato in una cupa depressione e in preda a gravi disturbi mentali il 26 aprile 1999, a soli 41 anni, Adrian Borland si suicida gettandosi sotto un treno in una stazione di Londra. Restano di lui il lavoro di musicista e un insieme di parole e di note scolpite nel tempo e nella memoria, tra i solchi dei dischi del suo gruppo.

MARCO PIPITONE



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